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storie delle radio libere A metà degli anni '70 sulla scia delle prime radio "libere" che da alcuni anni trasmettevano dall'estero, Radio Montecarlo, Radio Lussemburgo, Radio Capodistria e oltre oceano da S.Francisco e altre città statunitensi, anche in Italia, grazie anche a una riforma della RAI di quell anno che aprì la via al rinnovamento e che portò una libertà d'antenna tutta nuova, nascono centinaia di radio libere, (nascevano si può dire come funghi anche molte radio pirata). Le prime furono Radio Milano Centrale e Radio Alice a Bologna a cui
seguirono emittenti ormai diventate storiche come Radio Popolare (a
Milano), Radio Città Futura e Radio Blu (a Roma), e altre. i1 5 novembre 1978 nasceva una "radio
libera", un'altra in una serie che allora sembrava infinita. Quel nuovo
fermento, che rischiava di perdersi tra dediche in diretta, richieste
musicali e musica di tutti i generi dal mattino alla sera, prendeva il
nome di Radio Faleria Mare. La radio imprimeva da subito alla città e al
suo circondario un ritmo sbarazzino, allegro, fresco. Quasi tutte le
radio anno fatto questo come la storia della radio. Nel 1962 il governo danese dichiarò illegittime le trasmissioni provenienti dalle acque internazionali limitrofe alla Danimarca, costringendo così Radio Merkur a cessare di trasmettere. Nel giro di pochi anni il fenomeno delle radio pirata si sviluppò quasi ovunque, costringendo i governi dei vari paesi a prendere provvedimenti per difendere le emittenti di stato. In Italia, la prima radio pirata fu Radio Sicilia Libera: nata grazie allo scrittore Danilo Dolci, che, barricatosi a Palazzo Scalia nella valle del Belice, fece partire una lunga diretta caratterizzata da controinformazione, lotta politica e testimonianze dei “poveri cristi”, ossia le persone che due anni prima avevano vissuto il terremoto, l’emittente chiuse dopo poco più di 24 ore dalla sua nascita, quando i carabinieri entrarono nella sede e sequestrarono gli apparecchi trasmittenti. La questione delle radio private tornò alla ribalta nel 1975, soprattutto grazie a Radio Milano International (oggi divenuta una realtà nazionale sotto il nome di R101). Posta inizialmente sotto sequestro perché considerata una radio pirata, pochi giorni dopo il pretore di Milano dichiarò legittima Radio Milano International: fu un primo passo verso la liberalizzazione dell’etere. Iniziò così la stagione delle “radio libere”, ossia radio i cui fini non erano commerciali o di intrattenimento bensì politici e sociali. In pochi mesi le radio locali divennero sempre più
numerose: nel febbraio del 1976, infatti, sul territorio italiano
trasmettevano ben 206 radio libere. Dopo un lungo braccio di ferro tra
Escoposte, magistratura e stazioni private, nel 1976 la Corte
Costituzionale liberalizzò le radio e le televisioni private via etere
“di portata non eccedente l’ambito locale”. Dopo la sentenza l’etere
divenne sempre più popolato dalle emittenti private, che nel giro di
pochi mesi iniziarono a sottrarre moltissimi ascoltatori alla RAI.
Importantissimo fu il ruolo che alcune di queste emittenti durante il
movimento del ’77: le radio libere divennero la sede del dibattito
interno al movimento e furono in grado di indirizzare le manifestazioni
e i cortei. Emblematica di questa tendenza fu l’esperienza di Radio
Alice, nata nel 1976 a Bologna. Ma, nello stesso periodo, anche a Roma
nacquero radio di movimento: è il caso di Radio Città Futura e di Radio
Onda Rossa, che trasmettono tuttora. La crescita delle emittenti locali non si arrestò:
nel 1984, infatti, il ministero delle Poste censì 4204 radio attive in
Italia. Il sovraffollamento dell’etere creò una situazione di
competitività tra le varie radio e perciò aumentò il bisogno di risorse
economiche, al fine di potenziare il segnale, migliorare la qualità
della programmazione e professionalizzare il personale. In questa
situazione di concorrenza, le radio locali divennero sempre più radio
private, finanziate esclusivamente dalla pubblicità. Alcune radio
riuscirono a sopravvivere, altre furono costrette a chiudere"Tutto
oggi chiudono tante radio" a causa delle difficoltà economiche
(come ad esempio la romana Radio In, che nata nel 1976, dopo molti
passaggi di proprietà, dovette vendere la sua frequenza al gruppo
“L’Espresso”), mentre accadde, seppur in casi eccezionali, che piccole
emittenti locali diventarono grandi network nazionali (a Roma è il caso
di RDS – Radio Dimensione Suono, che, nata nel 1976 grazie a Eduardo
Montefusco, dal 1990 trasmette su tutto il territorio nazionale ed è tra
le prime radio nelle graduatorie d’ascolto).
Allo scopo di regolamentare il disordinato sistema radiotelevisivo nel 1990 fu approvata la legge Mammì: essa stabilì per le radio private l’istituto della concessione con due sole varianti, nazionali e locali. La legge predispose poi un piano di assegnazione delle frequenze ma le scadenze prefissate saltarono. Inoltre furono distinti, nell’ambito della radiofonia privata, tre comparti: le radio nazionali commerciali, le radio locali commerciali e le radio comunitarie (ossia emittenti religiose e emittenti di movimento). Tuttavia, l’attributo “locale” risulta inadeguato e poco rappresentativo. Tra le radio locali, infatti, si possono distinguere: quelle il cui bacino d’utenza è limitato ad una sola regione; quelle interregionali, ascoltate in due o tre regioni vicine; quelle macroregionali, ascoltate in più di tre regioni, generalmente tra cinque e sette. A completare il quadro ci sono poi le “syndication” e le “superstation”, ossia circuiti di emittenti locali che condividono la messa in onda di alcune trasmissioni, raggiungendo maggiori bacini d’utenza, migliorando la programmazione e minimizzando i costi. La filodiffusione non era hi-fi, ma almeno era stereofonica, a differenza della radio, che in Italia rimaneva monofonica sia sulle onde medie (dove non si poteva fare altrimenti) sia sulla modulazione di frequenza, che consentiva una maggiore qualità e che in USA già negli anni '50 era trasmessa in stereo, e garantiva una qualità della musica riprodotta al livello degli LP e dei giradischi di allora, o addirittura superiore.
RADIO KILLS THE VIDEO STARS!!!
Diverse radio con una buona esperienza alle spalle e tanti altri
progetti radiofonici italiani nati da poco o in divenire, che
trasmettono nell'etere o via web, stanno organizzando una tre giorni di
assemblee, workshops e momenti di condivisione di esperienze e
conoscenze.
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