storie delle radio libere

A metà degli anni '70 sulla scia delle prime radio "libere" che da alcuni anni trasmettevano dall'estero, Radio Montecarlo, Radio Lussemburgo, Radio Capodistria e oltre oceano da S.Francisco e altre città statunitensi, anche in Italia, grazie anche a una riforma della RAI di quell anno che aprì la via al rinnovamento e che portò una libertà d'antenna tutta nuova, nascono centinaia di radio libere, (nascevano si può dire come funghi anche molte radio pirata).

Le prime furono Radio Milano Centrale e Radio Alice a Bologna a cui seguirono emittenti ormai diventate storiche come Radio Popolare (a Milano), Radio Città Futura e Radio Blu (a Roma), e altre.
A partire dal 1976 anche in Liguria si accesero le radio private e a Savona vide la luce Radio Savona Sound, la prima nella provincia e la seconda in regione. Da tenere conto che però negli anni 60 al sud c' erano tantissime altre radio non ancora legalizzate ma di questo parleremo più avanti.
E sarà proprio in questa città ligure che dal 27 al 29 aprile 2006 si svolgerà “RADIO MON AMOUR” che, oltre a celebrare la nascita della storica emittente locale, vuole essere un occasione per fare il punto particolarmente sulle radio locali che rappresentano il 40% delle emittenti radiofoniche private in Italia. Eugenio Finardi, già tra i primi speaker della prima radio milanese Radio Milano Centrale, ha celebrato famosa canzone "La radio”, la stagione delle radio libere, enfatizzando la radio come strumento di informazione libera e "NON INVASIVA PER PUBBLICIZZARE LA MUSICA", esprimendo l'entusiasmo per un nuovo strumento di comunicazione e soprattutto di una generazione. Eugenio Finardi, Country Joe McDonald, saranno inoltre presentati due progetti speciali: Radio Lifegate, una delle realtà radiofoniche più interessanti degli ultimi anni e RadioZainet, network tra diverse radio locali sul territorio nazionale, realizzato dagli studenti delle scuole superiori con il coordinamento di una cooperativa di giornalisti. da tenere presente che aveva fatto delle canzoni apposite per le radio libere."Tutto ora grande scuole di studenti fanno RADIO WEB.

 i1 5 novembre 1978 nasceva una "radio libera", un'altra in una serie che allora sembrava infinita. Quel nuovo fermento, che rischiava di perdersi tra dediche in diretta, richieste musicali e musica di tutti i generi dal mattino alla sera, prendeva il nome di Radio Faleria Mare. La radio imprimeva da subito alla città e al suo circondario un ritmo sbarazzino, allegro, fresco. Quasi tutte le radio anno fatto questo come la storia della radio.
Radio FM, nome con il quale la radio è conosciuta oggi, ha così superato i suoi primi 20 anni, raggiungendo la "maturità". Non solo musica ed allegria, dunque, ma anche tanta informazione, lo sport, la satira, . Una radio "evoluta", un calderone dal quale tirare fuori tutto, musica compresa: la storia di Radio FM, collegata inizialmente alla massiccia programmazione di artisti italiani, ha subito con il tempo l'evoluzione degli stili musicali, tanto che oggi l'  ameticciamento" è totale.
Non è un caso che in una regione come le Marche, senza network importanti e con molte emittenti piccole ed agguerrite, Radio FM sia arrivata sino ad oggi con lo stesso entusiasmo di sempre. Segnale di una popolarità ancora intatta, e di un'audience fedele e numerosa.

LA RADIO in Italia nasce ufficialmente il 6 ottobre del 1924, quando dagli studi romani dell’URI (Società Anonima Unione Radiofonica Italiana) Maria Luisa Boncompagni presentò un programma composto da un concerto di musica operistica e da camera e da un notiziario di attualità. Tre anni dopo l’URI fu trasformato in EIAR, vale a dire Ente Italiano Audizioni Radiofoniche, che divenne concessionaria esclusiva del servizio radiofonico per la durata di 25 anni. Dopo la Liberazione di Roma, nell’ottobre del 1944, l’EIAR prese il nome di R.A.I. – Radio Audizioni Italia (per diventare poi, nel 1954, RAI – Radiotelevisione Italiana), a cui nel 1952 il Governo rinnovò la concessione della radiofonia in esclusiva per altri venti anni, che divennero di più attraverso una serie di proroghe che mantennero, di fatto, la situazione di monopolio statale della radiofonia italiana;comunque la vera e propria prima assoluta è da GUGLIELMO MARCONI..

Nel 1962 il governo danese dichiarò illegittime le trasmissioni provenienti dalle acque internazionali limitrofe alla Danimarca, costringendo così Radio Merkur a cessare di trasmettere. Nel giro di pochi anni il fenomeno delle radio pirata si sviluppò quasi ovunque, costringendo i governi dei vari paesi a prendere provvedimenti per difendere le emittenti di stato. In Italia, la prima radio pirata fu Radio Sicilia Libera: nata grazie allo scrittore Danilo Dolci, che, barricatosi a Palazzo Scalia nella valle del Belice, fece partire una lunga diretta caratterizzata da controinformazione, lotta politica e testimonianze dei “poveri cristi”, ossia le persone che due anni prima avevano vissuto il terremoto, l’emittente chiuse dopo poco più di 24 ore dalla sua nascita, quando i carabinieri entrarono nella sede e sequestrarono gli apparecchi trasmittenti. La questione delle radio private tornò alla ribalta nel 1975, soprattutto grazie a Radio Milano International (oggi divenuta una realtà nazionale sotto il nome di R101). Posta inizialmente sotto sequestro perché considerata una radio pirata, pochi giorni dopo il pretore di Milano dichiarò legittima Radio Milano International: fu un primo passo verso la liberalizzazione dell’etere. Iniziò così la stagione delle “radio libere”, ossia radio i cui fini non erano commerciali o di intrattenimento bensì politici e sociali.                                                                                                                     

In pochi mesi le radio locali divennero sempre più numerose: nel febbraio del 1976, infatti, sul territorio italiano trasmettevano ben 206 radio libere. Dopo un lungo braccio di ferro tra Escoposte, magistratura e stazioni private, nel 1976 la Corte Costituzionale liberalizzò le radio e le televisioni private via etere “di portata non eccedente l’ambito locale”. Dopo la sentenza l’etere divenne sempre più popolato dalle emittenti private, che nel giro di pochi mesi iniziarono a sottrarre moltissimi ascoltatori alla RAI. Importantissimo fu il ruolo che alcune di queste emittenti durante il movimento del ’77: le radio libere divennero la sede del dibattito interno al movimento e furono in grado di indirizzare le manifestazioni e i cortei. Emblematica di questa tendenza fu l’esperienza di Radio Alice, nata nel 1976 a Bologna. Ma, nello stesso periodo, anche a Roma nacquero radio di movimento: è il caso di Radio Città Futura e di Radio Onda Rossa, che trasmettono tuttora.

Da tenere conto che anche oggi 2006, esistono radio di quartiere circa 2 km quadrati di trasmissioni pirate,spacciandosi per emittenti conosciute, e poi  fare le proprie trasmissioni. Addirittura in Italia fanno la gara a chi copre, o riesce a essere la più forte. Domanda: perché in Italia esistono ancora radio non autorizzate? Non ci credete ? usate uno scanner professionale e fate un giretto nei paesini dell'Italia!!!

La crescita delle emittenti locali non si arrestò: nel 1984, infatti, il ministero delle Poste censì 4204 radio attive in Italia. Il sovraffollamento dell’etere creò una situazione di competitività tra le varie radio e perciò aumentò il bisogno di risorse economiche, al fine di potenziare il segnale, migliorare la qualità della programmazione e professionalizzare il personale. In questa situazione di concorrenza, le radio locali divennero sempre più radio private, finanziate esclusivamente dalla pubblicità. Alcune radio riuscirono a sopravvivere, altre furono costrette a chiudere"Tutto oggi chiudono tante radio" a causa delle difficoltà economiche (come ad esempio la romana Radio In, che nata nel 1976, dopo molti passaggi di proprietà, dovette vendere la sua frequenza al gruppo “L’Espresso”), mentre accadde, seppur in casi eccezionali, che piccole emittenti locali diventarono grandi network nazionali (a Roma è il caso di RDS – Radio Dimensione Suono, che, nata nel 1976 grazie a Eduardo Montefusco, dal 1990 trasmette su tutto il territorio nazionale ed è tra le prime radio nelle graduatorie d’ascolto).                                                                                              
Senza parlare delle radio "ricetrasmittenti" onde chiamate 45 metri VHF canali ormai non più utilizzati dallo stato.

Allo scopo di regolamentare il disordinato sistema radiotelevisivo nel 1990 fu approvata la legge Mammì: essa stabilì per le radio private l’istituto della concessione con due sole varianti, nazionali e locali. La legge predispose poi un piano di assegnazione delle frequenze ma le scadenze prefissate saltarono. Inoltre furono distinti, nell’ambito della radiofonia privata, tre comparti: le radio nazionali commerciali, le radio locali commerciali e le radio comunitarie (ossia emittenti religiose e emittenti di movimento). Tuttavia, l’attributo “locale” risulta inadeguato e poco rappresentativo. Tra le radio locali, infatti, si possono distinguere: quelle il cui bacino d’utenza è limitato ad una sola regione; quelle interregionali, ascoltate in due o tre regioni vicine; quelle macroregionali, ascoltate in più di tre regioni, generalmente tra cinque e sette. A completare il quadro ci sono poi le “syndication” e le “superstation”, ossia circuiti di emittenti locali che condividono la messa in onda di alcune trasmissioni, raggiungendo maggiori bacini d’utenza, migliorando la programmazione e minimizzando i costi. La filodiffusione non era hi-fi, ma almeno era stereofonica, a differenza della radio, che in Italia rimaneva monofonica sia sulle onde medie (dove non si poteva fare altrimenti) sia sulla modulazione di frequenza, che consentiva una maggiore qualità e che in USA già negli anni '50 era trasmessa in stereo, e garantiva una qualità della musica riprodotta al livello degli LP e dei giradischi di allora, o addirittura superiore.

 

RADIO KILLS THE VIDEO STARS!!!        Diverse radio con una buona esperienza alle spalle e tanti altri progetti radiofonici italiani nati da poco o in divenire, che trasmettono nell'etere o via web, stanno organizzando una tre giorni di assemblee, workshops e momenti di condivisione di esperienze e conoscenze.
Questo meeting nasce dall'esigenza di individuare nuovi luoghi e forme di condivisione delle produzioni dei singoli progetti, campi comuni di lavoro, e una maggiore organizzazione nel tentativo di tessere una rete che unisca esperienze radiofoniche di diverse zone d'Italia, nella rivendicazione di spazi di comunicazione nell'etere liberi e indipendenti. RadioLina: libera è bella!
:: RadioLina trasmette tutti i lunedi' e giovedi' dalle 11:00 alle 24:00 ::

Dopo l'occupazione delle frequenze 88.8 e 104.95 FM durante i giorni di Adunata sediziosa RadioLina non si ferma, come era successo con le precedenti esperienze (radio Terraterra e Radi'O Sarracino), ma continua nel suo tentativo di costruire a Napoli un canale di comunicazione comunitario, libero e indipendente, anche grazie alla collaborazione con il circuito di RadioGap e di RadioAutistici.

 Se su google "digitate "radio libera fm pirata " vedrete che non siamo soli, c'e' ancora la voglia di essere liberi veramente, infatti oggi nel 2006 esistono sempre delle radio pirata nel etere.

 

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